Mag
28

Il sorriso secondo Karol Wojtyla

Quanto siamo infossati, incubati nei gusci fragili che ci costruiamo intorno.

E poi parliamo con noi stessi, interrogandoci sulla ricerca di quell’ottava nota che mai suoniamo per riconciliarci.

Ah quanti affanni, e quanti inutili problemi ci servono ogni giorno per sentirci vivi, per sentirci conformati e appartenenti alla realtà che noi stessi alimentiamo.

Se solo avessi capacità di trasmettere la finita gioia che si può provare nell’esercitare l’arte del “creare”, … che per sua stessa definizione è singolare e non trasferibile, perché verrebbe meno l’opera singola dell’individuo; … sarebbe una copia, come ogni altra azione quotidiana, non già nostra ma fatta nostra dall’altrui esempio.

Se collochiamo l’intera era del mondo in un quadrante di 24 ore, troveremmo che a 45 minuti dalla nascita dell’universo si sono estinti i dinosauri, a 50 minuti l’inizio della vita dell’Uomo Sapiens, a 58 minuti le imprese romaniche, negli ultimi 30 secondi i nostri ultimi secoli, nel battito di un ciglio la vita di una generazione.

Un nostro pensiero non ha spazio, non ha tempo, se non quello che noi riusciamo a restituirgli nel nostro battito di ciglio.

Siamo nati per apprezzare e godere delle più piccole e semplici cose del mondo, eppure il nostro battito di ciglio ci sembra così eterno e importante che ci costruiamo attorno tutta la nostra vita.

Siamo solo un battito, una strizzata d’occhio, un sorriso, nulla più e nulla meno.

L’unica azione sapiente che un Uomo può compiere nella sua vita è donare il proprio attimo di sorriso, il proprio sguardo di felicità, dettato da cosa?

Dalla consapevolezza! Dalla consapevolezza di non essere nient’altro che un attimo, nient’altro che Anima felice, nient’altro che ciò che siamo.

Siamo Angeli senza ali, siamo tutti insiemi di una stessa vita, e ci affanniamo per dimostrarne il contrario.

Una rosa non ha paura di essere fiore, dispensa il suo profumo sia a chi la coglie sia a chi la distrugge, non si preoccupa di essere in funzione di, di essere più o meno, è semplicemente se stessa, e rimane tale indipendentemente dal suo battito, ogni rosa è e rimarrà una rosa, per se stessa, per la sua gioia di essere, per cogliere gocce di pioggia e raggi di sole, per ballare col vento e parlare con la luna.

Ogni rosa ha le sue spine, ma noi ne cogliamo soltanto la bellezza e la semplicità che ci esprime.
Ogni Uomo è come una rosa, ma ci odiamo quando ci cogliamo per le nostre spine.

Voglio cogliere in un battito di ciglio ogni più piccola sfumatura di profumo, ogni colore, di ogni fiore che chiamiamo Vita, prima che il vento m’inviti a danzare sull’ottava nota, che mi solleva in volo sopra l’ultima riga del pentagramma, felice di salutare le radici terrene, restituendo i miei petali uno a uno cullati nel vento, libero, libero dalle mie spine, dalle mie paure di volare, libero di regalare in ogni petalo ciò che sono stato.

Mi piace aspettare il nuovo raggio di sole che sorge questa mattina, che piano avvolge le strade vuote e le case silenziose, che piano entra dalla mia finestra come a chiedere permesso.

Mi piace avvolgermi nei miei pensieri, mi piace cogliere la brezza del mattino, ricca di muschio e di poesia.

Mi piace questo ritmo rallentato, senza spazio e senza tempo, mi piace descriverlo.

Quante cose si possono vedere in un battito di ciglio, se solo riuscissi a rallentare ancor più, a essere presente ogni secondo, ogni vita che si compie in un secondo.

Cos’è questa se non l’eternità?

Eternità!
Attimo in cui la nostra felicità esprime la sua forma e si condensa in quell’attimo cui noi tutti crediamo, per quell’attimo, che il tempo si è fermato, rallentato a tal punto da essersi fermato.

Cos’è il tempo, se non la nostra misura di felicità, cos’è la felicità se non la nostra eternità.

Rido, nella mia condizione di finita eternità, felice di camminare in casa sollevato dal pavimento, felice di essere e non essere, felice di tutto e di niente.

Felice di sorridere, di essere finito e infinito, di essere rosa e spina, di danzare col vento per poi tornare radice in terra.

Felice di regalare a te, oggi, il mio sorriso, che nulla porta, ma ogni volta che strizzerai l’occhio alla vita, saprai che nulla vale di più e nulla dura più a lungo di un sorriso.

K

2 commenti a “Il sorriso secondo Karol Wojtyla”


  1. 1 Angelica
    16 agosto 2009 alle 21:35 Quota

    Semplicemente Vero.. Bellissimo…

  2. 2 Paolo
    06 ottobre 2009 alle 9:19 Quota

    @Angelica ;)

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